giovedì 22 maggio 2014

Vintage Beer; Corsendonk Pater 1989

Siccome sono curioso e non conoscevo la risposta al mio quesito, e siccome non sopporto chi parla senza sapere… l’altro giorno ho aperto come si vede nella foto una bottiglia di birra Corsendonk Pater con data di scadenza 1989.



Ovviamente, sono consapevole che un alimento scaduto è nocivo alla salute delle persone, (e non invito nessuno a farlo) ma siccome il fisico è MIO e le considerazioni iniziali sembravano promettere bene ecco come è andata;



Il mio dubbio nasceva dopo una discussione semiseria con un amico appassionato di vini che asseriva che una birra non può invecchiare (ovvero terra terra, è inferiore ai vini) e che se anche le avessi trovate/provate avrebbero fatto schifo in quanto a nessuno verrebbe mai in mente di conservarle come i vini pregiati, ovvero in orizzontale, in cantine a temperatura controllata e protette dalla luce… ok, sfida raccolta ¡! 



Così come vale per il vino, ci sono SOLO ALCUNI stili di birra che berrei dopo la data di scadenza, in particolare la mia attenzione si è concentrata sulle birre belghe rifermentate in bottiglia, e su delle Lambic o birre a fermentazione spontanea, in questo caso, una Abbey Dubbel della Brasserie Du Bocq. Faccio notare come la birra che ho provato (come altre che ho provato) è stata comprata in un negozio dell’ usato e venduta solo come oggetto da collezione e non per il suo contenuto… Per cui dubito che siano mai state tenute in cantina/orizzontalmente/protette dalla luce, ma questo non è un problema per me! 

Quello che subito salta agli occhi è l’ assenza di carbonatazione e un profumo dolce che si propaga nell’aria...



...(la foto non è delle migliori ma mostra il confronto tra la Corsendonk 1989 sx e una Corsendonk appena comprata dx), colore marrone scuro e denso, quasi liquoroso… un sapore in bocca pieno, avvolgente, caldo… dolce… molto dolce… Ricorda un vino liquoroso ma non in stile Porto ma più vicino alle note di un Marsala dolce. Una ottima birra da dessert se fossi in un ristorante, o da meditazione (come si dice) se fossi a casa. 



Davvero una bella scoperta … che merita di essere approfondita con altre degustazioni e comparazioni!! 

…In (Vintage) Beer We Trust… 

venerdì 4 aprile 2014

India Pale Ale e le sue varianti

Ho sempre ammesso che mi piace la birra per il suo gusto di innovare, fondere stili, rompere le regole del gusto, andare oltre la tradizione e devo dire che ultimamente vari birrifici e Mastri Birrai ci hanno dato dentro con la fantasia e con lo studio per offrirci sempre qualcosa di nuovo (o almeno ci provano…). Il caso più evidente negli ultimi anni è un cavallo di battaglia degli Stati Uniti, ma non solo come vedremo, che hanno preso uno stile classico Inglese e lo stanno rigirando in “tutte le salse”, parliamo dello stile India Pale Ale/IPA.



Al principio venne “modificato” in American IPA e subito si distinse per  i toni citrici dati dai luppoli americani come il Cascade o l’ Amarillo, il Citra o il Chinook per citarne alcuno...



...successivamente dopo aver esplorato le varie combinazioni di luppoli si passò ad aumentare il grado alcolico delle stesse così da creare lo stile Imperial/Double Pale Ale...



... dove il grado alcolico mediamente sta tra gli 8,5% e il 10% in raffronto con una APA 5,5%-7,5% o una IPA 5%-7,5%. Arrivati a questo punto si è arrivati a “fondere” vari stili, che sebbene non definiti ancora “ufficialmente” hanno delle loro linee guida; ecco così che vediamo la nascita delle Black IPA/ Cascade Dark Ale/ American Black Ale che utilizzano malti tostati così da affiancare all’ amaro dei luppoli le note amare del caffè. Per contrapposizione nascono le White IPA...



... ovvero IPA che affiancano ai luppoli americani lo stile belga Wit che prevede l’ uso di frumento per stabilizzare ancora di più la schiuma e la presenza di coriandolo e buccia d’arancia che ben si legano coi sentori citrici dei luppoli e la rendono davvero fresca e beverina. Belgian IPA che gioca con l'amaro dei luppoli e i toni dolci e fruttati apportati del lievito belga... 



Le Rye IPA con l’utilizzo della segale per un tocco amarotico in più. Le Session IPA caratterizzate da un basso tenore alcolico generalmente sui 3%-5% che cosi permette di apprezzare di più i luppoli che possono variare dagli americani passando per un Nelson Sauvin dalla Nuova Zelanda o un Sorachi Ace dal Giappone…

Sicuramente esistono o usciranno altri sotto-categorie dello stile IPA, qua mi limito a citarne alcuni...



... quello che mi preme far notare è come molti amici abbiano storto il naso nel leggere i nomi White/Black India Pale Ale in quanto proprio quel Pale, tradotto Pallido, mal si abbina/contrasta con il Bianco o il Nero perché come dicono: “o è pallida o è di un altro colore!!ma tutti e due assieme no!!” … Hanno perfettamente ragione a mio avviso, anche se, sebbene sia sbagliata come dicitura, meglio aiuta il consumatore nella scelta del prodotto o comunque nel capire di che birra ci si trova davanti.



…In Beer We Trust…   

martedì 4 marzo 2014

Spendereste $1200 dollari per una birra?¿

Il concetto è molto semplice; se vini e whisky invecchiati in botti per anni possono raggiungere cifre elevate in aste o in enoteche/bar/ristoranti o ancora su siti come ebay, perché ciò non può valere anche per la birra?¿ Parliamoci chiaro, non parliamo sicuramente di una Heineken o di una Corona comperata al super, ma bensì di un settore di produzione e perché no, di mercato, che sta vivendo un periodo di forte espansione e di grande interesse ultimamente, ovvero quello delle birre invecchiate/rifermentate/maturate in botti usate precedentemente per invecchiare i prodotti più vari, si va dallo sherry passando per il porto, il whisky, il vino, il rum, la grappa il brandy o ancora in botti di legno usate solo per la birra ma usando lieviti spontanei, selvaggi.

Lo stesso pensiero devono averlo fatto alla casa d’ aste Skinners con sede a Boston che è finora l’ unica casa d’aste ad aver messo sul suo listino e venduto (lo scorso 25 febbraio) anche delle birre, grazie soprattutto al banditore d’ asta Michael Moser, grande sommelier e certificato Cicerone (il più importante e riconosciuto certificato di beer-sommelier) che nell’ ultimo periodo si è dato molto da fare in questo senso, ed ecco che nelle aste accanto a vini, whisky, rum, vodka, possiamo trovare (secondo le stime effettuate dallo stesso Moser per Skinners):

Midnight Sun M barley wine con un prezzo tra i $1200-$1800 dollari



Samuel Adams Millennium American strong ale con un prezzo tra i $1000-$1500 dollari



Port Brewing Company Isabelle Proximus wild ale con un prezzo tra i $250-$400 dollari



12-bottiglie diverse di Black Tuesday del birrificio The Bruery con un prezzo tra i $600-$900 dollari



12-bottiglie diverse di Goose Island Bourbon County con un prezzo tra i $750-$1000 dollari



4-bottiglie di Drie Fonteinen Armand'4 Oude Geuze con un prezzo tra i $450-$600 dollari



Cantillon Loerik Gueuze con un prezzo tra i $2000-$3000 dollari



Come fa’ notare Moser: “non necessariamente sono le birre più buone e apprezzate al mondo o le più premiate, la loro caratteristica è quella di poter invecchiare in bottiglia per altri 5,10,15,20 o anche più anni”. 
Fortuna che da amante delle IPA/APA non dovrò mai sborsare cifre del genere, visto che dosi massicce di luppolo e invecchiamento non vanno d’accordo  ¡Yeah!

…In Beer We Trust…