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martedì 4 marzo 2014

Spendereste $1200 dollari per una birra?¿

Il concetto è molto semplice; se vini e whisky invecchiati in botti per anni possono raggiungere cifre elevate in aste o in enoteche/bar/ristoranti o ancora su siti come ebay, perché ciò non può valere anche per la birra?¿ Parliamoci chiaro, non parliamo sicuramente di una Heineken o di una Corona comperata al super, ma bensì di un settore di produzione e perché no, di mercato, che sta vivendo un periodo di forte espansione e di grande interesse ultimamente, ovvero quello delle birre invecchiate/rifermentate/maturate in botti usate precedentemente per invecchiare i prodotti più vari, si va dallo sherry passando per il porto, il whisky, il vino, il rum, la grappa il brandy o ancora in botti di legno usate solo per la birra ma usando lieviti spontanei, selvaggi.

Lo stesso pensiero devono averlo fatto alla casa d’ aste Skinners con sede a Boston che è finora l’ unica casa d’aste ad aver messo sul suo listino e venduto (lo scorso 25 febbraio) anche delle birre, grazie soprattutto al banditore d’ asta Michael Moser, grande sommelier e certificato Cicerone (il più importante e riconosciuto certificato di beer-sommelier) che nell’ ultimo periodo si è dato molto da fare in questo senso, ed ecco che nelle aste accanto a vini, whisky, rum, vodka, possiamo trovare (secondo le stime effettuate dallo stesso Moser per Skinners):

Midnight Sun M barley wine con un prezzo tra i $1200-$1800 dollari



Samuel Adams Millennium American strong ale con un prezzo tra i $1000-$1500 dollari



Port Brewing Company Isabelle Proximus wild ale con un prezzo tra i $250-$400 dollari



12-bottiglie diverse di Black Tuesday del birrificio The Bruery con un prezzo tra i $600-$900 dollari



12-bottiglie diverse di Goose Island Bourbon County con un prezzo tra i $750-$1000 dollari



4-bottiglie di Drie Fonteinen Armand'4 Oude Geuze con un prezzo tra i $450-$600 dollari



Cantillon Loerik Gueuze con un prezzo tra i $2000-$3000 dollari



Come fa’ notare Moser: “non necessariamente sono le birre più buone e apprezzate al mondo o le più premiate, la loro caratteristica è quella di poter invecchiare in bottiglia per altri 5,10,15,20 o anche più anni”. 
Fortuna che da amante delle IPA/APA non dovrò mai sborsare cifre del genere, visto che dosi massicce di luppolo e invecchiamento non vanno d’accordo  ¡Yeah!

…In Beer We Trust…  

martedì 2 luglio 2013

Introduzione allo stile Vienna, un ponte tra Europa e America

L’altra notte entravo in un bar e nel posto meno probabile mi trovo faccia a faccia con uno dei miei stili di birra favorito, nonché  la birra che meglio lo rappresenta; sto parlando dello stile Vienna e in particolare della birra Samuel Adams Boston Lager. Detto ciò non posso esimermi dal raccontare la storia di questo stile di birra, visto la storia dell’ Europa e del Messico tornano a intrecciarsi in maniera forte tra di loro.



Tutto ha inizio con la famiglia Dreher, cognome a noi molto famigliare visto è pure il nome di una birra molto conosciuta in Italia (avendo aperto uno storico stabilimento a Trieste nel 1865).



Ebbene Anton Dreher, figlio del mastro birraio Franz Anton Dreher a metà dell’ 800 riesce a produrre un nuovo stile di birra che chiamerà Vienna in onore alla città che in quel periodo era la capitale dell’impero Astro-Ungarico. Questa birra era rivoluzionaria per quel periodo essendo una birra a bassa fermentazione, che voleva in qualche maniera richiamare le birre Ale ad alta fermentazione tipiche dell’Inghilterra. L’acqua del Danubio, ricca di minerali si rivelò perfetta nell’apportare in giusto grado di spessore e corpo alla birra, così come l’utilizzo di malti Vienna che conferiscono il classico colore ambrato e con note di sapore dolce a biscotto e caramello. Uno stile molto facile da bere e complesso nei sapori, se non si vuole bere la solita Lager giallina. 

Tornando alla storia… questo nuovo stile ha un successo immediato e giunge fino alla corte Astro-Ungarica, dove viene così apprezzato, che quando nel 1864 Ferdinando Massimiliano d'Austria venne, con l’appoggio del re francese Napoleone III, investito come Imperatore del Messico porta con se a Città del Messico vari mastri birrai, tra cui il mastro birraio Santiago Graf affinché inizino la produzione della sua birra favorita.



La storia ci insegna che poi le cose andarono diversamente, Massimiliano venne fucilato nel 1867, mentre lo stile Vienna venne dimenticato in Europa, fino a quasi essere lasciarlo del dimenticatoio… ma tanto bastò a che ebbe un successo senza precedenti in Messico con le varie Victoria (o come la chiama un caro amico la Vicky) Bohemia, XX Ambar, Negra Modelo, Minerva Viena, Indio, Criolla… 



…e successivamente negli Stati Uniti dove ancor oggi viene prodotto su vasta scala e con ottimi risultati come appunto la Samuel Adams Boston Lager, Brooklyn Lager, Third Shift Amber Lager, Millstream Schild Brau Ambe…



…Che dire, personalmente la raccomando quando lavoro nei bar a tutti quelli che vogliono provare qualcosa di nuovo senza per forza dover bere cose troppo impegnative, pesanti, o estreme…  

…In Beer We Trust…  

venerdì 3 maggio 2013

La rivoluzione della lattina




Quando ho iniziato a bere birra, non ne capivo molto, e non mi importava nemmeno molto di cosa stessi bevendo ad essere sincero, quello che sapevo era che entravo al discount, prendevo la prima cassa di birra in lattina, visto costava meno, e poi via alla festa! Semplice e senza troppi problemi, come vuole l’età. Successivamente quando uno persona inizia ad appassionarsi all’argomento e a informarsi su ciò che beve, le cose vengono viste con un’altra prospettiva e tutto sembra avere un senso diverso a prima, nel caso della birra, le lattine vengono demonizzate e insegnano che un vero esperto, beer geeks, beersommelier o quello che sia, deve bere buona birra, e birre in bottiglia, e con il bicchiere corretto, ecc ecc… essendo le birre in lattina fatte per le birre peggiori, di bassa qualità, da “discount”, o ancora per quelli che non sanno niente e hanno il braccino corto… 

Ma come le cose sono fatte per cambiare, ecco che l’altro giorno leggevo un articolo di Charlie Papazian (scrittore, fondatore e presidente della Brewing Association) sull’argomento. L’articolo é una constatazione di come le cose che fino ad ora ci hanno insegnato (almeno per me) stiano cambiando e a riprova di ciò porta ad esempio come siano già 52 i birrifici artigianali negli Stati Uniti che sono passati, accanto all’uso delle bottiglie di vetro, all’uso delle (prima) tanto demonizzate lattine. Per la cronaca l’ultima in ordine di tempo è stato il birrificio Samuel Adams (che per inciso fa di quelle birre… mi è già venuta voglia di una Boston Lager…). 



Ed il fenomeno è in crescita pure la livello mondiale, se come ho potuto constatare pure la scozzese BrewDog ha fatto la sua lattina di Punk IPA…



Ma tornando a questa “rivoluzione della lattina”, leggendo vari articoli ho potuto capire che la lattina sta avendo la meglio sulla bottiglia di vetro per vari fattori, in primo luogo perché con l’evoluzione dei materiali si è arrivati ad un punto per cui la lattina non altera più il sapore della bevanda, come invece avveniva sovente una volta, inoltre l’alluminio è molto più leggero del vetro, per cui essendo che i costi di invio si pagano in base al peso è un fattore di risparmio, inoltre é più leggera pure per il trasporto del consumatore, se poi cadendo si rompe è molto meno pericolosa una lattina che tutte le schegge di vetro. Proseguendo con i vantaggi, la lattina da una protezione migliore che la bottiglia di vetro alla birra contro i raggi del sole, responsabili dell’alteramento del sapore della birra, e una chiusura migliore e più efficace che il tappo a corona. Accanto a ciò una constatazione per cui sempre più luoghi stanno proibendo di entrare con bottiglie di vetro, vuoi ai concerti, allo stadio per strada… ma con le lattine il problema sembra risolto. Altro punto l’alluminio è molto più economico e facile da riciclare… e non ha bisogno di macchinari appositi per l’applicazione finale delle etichette con conseguente risparmio per i proprietari e per l’ambiente. Ultima considerazione è che la lattina raffredda più velocemente e omogeneamente la birra che la bottiglia di vetro, essendo un miglior conduttore.



Che dire, da quanto detto e letto, sembra che di punto in bianco la lattina sia di molto superiore alla bottiglia di vetro…  comunque la cosa nel personale non mi dispiace affatto, nel senso che se avrò ospiti a cena continuerò ad usare la bottiglia di vetro, visto esteticamente mi piace di più… ma se vado in escursione in montagna o al mare è molto più comoda la lattina (e meno pesante) e posso cosi bere una buona birra in qualsiasi parte io sia ¡!

…In (Can) Beer We Trust…