venerdì 5 aprile 2013

Birre d' Abazia e birre Trappista




In questo articolo cercheremo di chiarire un pò la differenza tra una birra Trappista e una birra d’ Abazia. Iniziamo con il chiarire che Trappista o d’ Abazia non è uno Stile della birra, quindi chiedere una birra Trappista non aiuta molto a capire cosa volete bere, ma piuttosto identifica un Prodotto, che come tale, ha dei parametri e delle regole da rispettare per essere definito tale.

Armand Jean Le Bouthillier de Rancé (1626-1700), fu un abate francese, riformatore dell’ Ordine Cistercense e fondatore di quello dei monaci Trappisti (dal nome del monastero di Notre-Dame de la Trappe). L’ordine viene anche chiamato dei Cistercensi della Stretta Osservanza. 



Tralasciando la pur affascinante storia dell’ordine Trappista, saltiamo ai giorni nostri, quando nel 1997 otto abazie trappiste fondano l’Associazione Trappista Internazionale (ITA) per prevenire l’uso improprio del marchio trappista, e che può essere assegnato a vari prodotti come la birra, il formaggio, il vino, il miele e così via, se rispettano determinati criteri di produzione. Nel caso della birra, per potersi fregiare del logo trappista deve:

Essere prodotta all’interno dell’abazia trappista.

L’intero processo produttivo deve essere svolto sotto il controllo diretto della comunità monastica (questo non impedisce ai laici di lavorare coi monaci, semplicemente solo l’ordine può prendere le decisioni sui vari aspetti come la pubblicità, il tipo di birra da produrre, quanta produrne …).

Non si può produrre birra per un fine di lucro, bensì i ricavi devono servire al sostentamento dei monaci, al mantenimento del monastero e alla carità.



C è una confusione che ritiene esistano solo 8 monasteri  trappensi, in realtà essi sono molti di più, sono 113 (dati 2012) sparsi per tutto il mondo, 8 sono solamente quelli che hanno deciso di produrre birra con il logo di Authentic Trappist Product, ma nulla impedisce ad un nuovo monastero trappista di potersi fregiare del logo Authentic Trappist Product nel momento in cui rispetti le regole o pure di uscirne, come é successo al monastero olandese De Koningshoeven che avendo, per un periodo, fatto un accordo commerciale con il gruppo industriale Bavaria perse la licenza (poi riottenuta).



Nell’attualità sono come detto i monasteri che fungono da birrifici sono otto e sono:

Bieres de Chimay (Belgio)

Brasserie d’Orval (Belgio)

Brasserie de Rochefort (Belgio)

Brouwerij Westmalle (Belgio)

Brouwerij Westvleteren (Belgio)

Brouwerij de Achelse Kluis (Belgio)

Brouwerij De Koningshoeven (Olanda)

Stift Engelszell  (Austria)



Ora mi preme ricordare come tra questi otto birrifici vengano prodotte 2 birre tra le 10 più buone al mondo ( leggete l’articolo qua: http://forumbirra.blogspot.it/2013/03/le-migliori-10-birre-al-mondosecondo.html). Inoltre quando dicevo che Trappista non é uno Stile bensì un prodotto é testimoniato pure del fatto che una Westvleteren XII, una Rochefort 10 o una Chimay Blue sono uno stile Belgian Dark Strong Ale,  La Trappe Triple, Chimay White sono uno stile Belgian Triple, Chimay Red, Westmalle Dubbel, La Trappe Duppel sono stile Belgian Duppel, la Engelszell Benno Trappistenbier è uno stile Belgian Blond Ale e così via…

Ancora più confusione nel consumatore crea il concetto di birra d’Abazia.  Possiamo generalmente dire che quei monasteri o abazie che smisero con la produzione brassicola, hanno concesso dietro licenza, l’utilizzo del nome, lo sfruttamento del marchio e/o della ricetta originaria di una determinata birra a un’ altro birrificio. E cosi la birra Leffe sebbene originaria dell abazia Notre Dame de Leffe in Belgio è oggi di proprietà del colosso mondiale del settore AB-InBev, o come la Maredsous, una volta prodotta nel monastero benedettino di Denee in Belgio e oggi prodotta con licenza dal gruppo Duvel Moortgat e così via. Occorre ricordare come nemmeno Abadia sia uno Stile di birra, bensì serve solo a identificare una qualche relazione con un determinato monastero o abazia che storicamente la produceva. 





Ora che abbiamo capito (almeno spero) a cosa ci riferiamo parlando di birra Trappista o birra d’Abadia, concludo con il sfatare pure il mito secondo cui una Trappista sia meglio di una d’Abazia, non é assolutamente vero e mai lo sarà, sono entrambe birre più o meno buone a seconda dei gusti personali di chi le assaggia e nemmeno il fatto che quelle Trappensi costino di più é sinonimo di privilegio… semplicemente quelle Trappiste essendo (come abbiamo visto) prodotte non con un fine commerciale ma solo per i bisogni essenziali del monastero, vengono prodotte in una quantità minore e sono di più difficile reperibilità (che ne fa’ lievitare un po’ il costo finale). 

...In Beer We Trust...        



giovedì 4 aprile 2013

...Breve introduzione agli Stili della Birra...



Oggi parliamo di Stili di birra, e mi sembra doveroso iniziare con il chiarire la posizione Italiana, già che come succede con il vino dove siamo tutti sommelier (anche se poi compriamo bottiglie da 1 euro perché é più economico), con la birra, grazie alla legislazione tutta Italiana si é fatta una confusione incredibile sull’argomento; la birra doppio malto non esiste, o meglio esiste solo per il legislatore Italiano, e poi vedremo perché, ma tanto é bastato perché si prendesse il brutto vizio di associare… la birra doppio malto con la birra forte, poi cé la birra bionda e la birra rossa… come dicono i miei amici al bar, (visto siam tutti bravi a insegnare ciò che non sappiamo). Ora, ritornando al legislatore Italiano, dovendo tassare la birra, si é deciso di applicare una accisa diversa a seconda dei gradi Plato che presenta una determinata birra. I gradi Plato altro non sono che la misura della quantità di zuccheri presenti nel mosto, e così il legislatore, partendo da ciò ha classificato la birra secondo il seguente schema: 




Non importa il tipo di fermentazione,  gli ingredienti usati o il grado alcolico, visto che non necessariamente un grado Plato alto significa un grado di alcol alto, ma solo la quanti tà di zuccheri. Ora é obbligatorio per legge apportare la scritta corrispondente sulla bottiglia, ma questo se di per se non vuol dire nulla nemmeno in Italia, figuriamoci all’estero. Ho visto pure birre Triplo malto…. 



…Che se almeno Doppio Malto per la legge Italiana vuol dire qualcosa, questo nemmeno quello vuol dire, e come ho potuto constatere in altri siti, altri bevitori che non hanno familiarità con la linga ne tantomeno con la legislazione Italiana credono sia una birra stile Belgian Tripel, questo si reale e ricercato! 

Ok, ritorniamo a noi, se le legislazione Italiana prevede solo 5 stili vi lascio contemplare una divertente “Tavola periodica degli Stili della Birra”, non é aggiornata con gli ultimi stili che sono usciti o che sono in processo di definizione ma rende molto bene l’idea.



Ora per poter meglio capirla:
ABV (Alcohol By Volume):  indica il grado alcolico della birra.

IBU (International Bitterness Unit): indica il minore o maggiore sapore amaro del luppolo.

SRM (Standard Reference Method): scala che indica il colore della birra.



OG (Original Gravity) FG (Final Gravity): sono le quantità di zuccheri fermentabili presenti nel mosto prima e dopo la fermentazione.

Generalmente si riconoscono 2 grandi famiglie quando si parla di Birra; la famiglia delle Ale e la famiglia delle Lager, esse differiscono tra loro per il tipo di fermentazione. Mentre le birre della famiglia Ale, o anche chiamate ad alta fermentazione, usano il lievito del ceppo Saccharomyces Cerevisiae, che le fa fermentare tra i 12° e i 20°, le birre Lager, o a bassa fermentazione, usano il lievito del ceppo Saccharomyces Carlsbergensis, che predilige temperature piu basse tra gli 8° e 12°; Lager infatti deriva dal tedesco lagern che significa “immagazianre”, “conservare”, dall’usanza dei monaci tedeschi di lasciar riposare le botti di birra in caverne molto fredde dove maturavano lentamente. 

Ora ci sono alcuni autori che ritengono che accanto a queste due grandi famiglie ci sia spazio per un’altra famiglia che invece altri autori fanno rientrare nella famiglia delle Ale e sono le Lambic, che é uno stile di produrre birra molto particolare. Nelle birre stile Lambic la fermentazione é spontanea, il mosto di birra viene infatti esposto ai lieviti selvatici (i lievito é un fungo unicellulare naturalmente presente nell’atmosfera) e ai batteri autoctoni della valle della Senne, una regione a sud-ovest di Bruxelles in Belgio. Questo inusuale processo di fermentazione conferisce alle birre un sapore secco, vinoso e sidroso, con un retrogusto acidulo. Per renderne più gradevole il sapore può essere addizionato al mosto frutta, se aggiungiamo le ciliege tipiche della zona avremmo una Kriek (dal nome delle ciliegie), aggiungendo lamponi una Framboise e cosi si può con tutta la frutta, mentre se aggiungiamo zucchero per aumentare la fermentazione e renderla più dolce otteniamo una birra stile Faro. Miscelando una Lambic Invecchiata con una più giovane, otteniamo una birra stile Geuze.



Dentro a queste tre “grandi familie”, si hanno al loro interno varie categorie con stili e sotto-stili, così per fare un esempio conosciuto La Rossa della Moretti, non é nè una birra rossa, se non per il colore dell’etichetta , ne una doppio malto, che serve solo per l’accisa, bensi é una Lager per il tipo di fermentazione, della famiglia delle Bock e più in particolare per le sue caratteristiche (ABV, IBU, SRM) una Dopplebock.  



Anche qua ci sono differenze a seconda di quale corrente di pensiero si sceglie, nel senso che mentre gli stili più vecchi e conosciuti sono ben definiti, come Stout, IPA, Pils, Brown ale e così via… per i nuovi si fà abbastanza fatica o comunque occupa un lasso di tempo affinche vengano riconosciuti e descritti, come Brown IPA, Honey beer per citarne alcuni casi.  Per una conoscenza le fonti più affidabili sono bjcp.com, ratebeer.com e beeradvocate.com.


…In Beer We Trust…  


     

martedì 2 aprile 2013

Etichette e birre, quando anche l'occhio vuole la sua parte!



Oggi, non sapendo che birra comperare, mi sono lasciato guidare dall'etichetta e riflettevo che tralasciando il prezzo che spesso influisce molto sulla scelta, anche l'occhio vuole la sua parte e che l'etichetta ha una parte importante nella scelta di una birra piuttosto che in un'altra. Ora con mia somma tristezza, ho constatato come le birre Italiane in particolare, e in parte quelle Europee, a parte un disegno tristissimo dell'etichetta, siano prive pure di informazioni importanti che possano attirare il cliente verso il loro prodotto. Come avviene per il vino, infatti, da qualche anno a questa parte compare sempre più sovente sulle etichette una sommaria descrizione di aromi e sapori, temperatura di servizio, raccomandazione di piatti con cui abbinarlo e così via... ora mi chiedo io... ¿Perché non si fa così pure con la birra? Se ogni birra infatti ha una temperatura diversa a cui va bevuta, ha un sapore più o meno amaro o fruttale, si accompagna meglio con un piatto piuttosto che con un’ altro, ognuna va’ servita in suo vaso particolare... perché non informare il consumatore? Così magari sceglierà una Pils se avrà un pranzo leggero con insalata e pollo, una Brow Ale per un arrosto, una IPA o Bitter per i cibi speziati e cosi via... Per capire meglio di cosa sto parlando vi mostro questa etichetta del birrificio messicano Calavera:



Tralasciando la mia personale polemica con le etichette delle birre vi propongo qua di seguito alcune etichette che mi sono davvero piaciute, vuoi perché simpatiche, vuoi perché ben disegnate, vuoi perché provocanti... Ma tutte con lo stesso obiettivo: Attirare l'attenzione !!




 Coney Island albino python, del birrificio Schmaltz (USA) un'etichetta che richiama alla seduzione e alla tentazione, il buon corpo della birra (rappresentato dalla donna) con l'aroma speziato e piccante tipico delle Witbier (rappresentato del pitone albino Wit, significa bianco).



Double trouble, del birrificio Founders (USA) servendo la birra stile Duoble IPA ecco che compare il Trouble (il problema).. un gusto amaro che sfiora gli 86 IBU... e il sorriso beffardo del volto che compare girando l'etichetta.



Arrogant bastard ale, del birrificio Stone (USA) trascrivo il loro pensiero che appare ben leggibile sulle casse di birra: “[...] Questa è una Ale aggressiva. Probabilmente non piacerà. È abbastanza certo non abbiate il gusto o la sofisticazione per essere in grado di apprezzare una birra di questa qualità e profondità di gusto. Vi consigliamo di astenervi dal provarla e di rimanere in qualcosa di più familiare a voi, magari seguendo una di quelle campagne pubblicitarie multi-milionarie che cercano di convincervi che la nostra birra è fatta in un micro birrificio e che la loro insipida bevanda giallo frizzante vi darà più sex appeal . Forse pensate che le campagne pubblicitarie multi-milionarie rendano il sapore della birra migliore [...]". 



Four play, del birrificio Upright (USA) l’ etichetta è dell’ artista urbano Ezra Johnson-Greenough AKA "Artista Samurai" e ritrae in posa sensuale la chef Kir Jensen (una chef molto popolare negli USA, una sorta di Gordon Ramsay in gonnella) della pasticceria The Sugar Cube



Hoptimus prime, del birrificio Ruckus (USA) divertente gioco di parole con Hop (luppolo) -timus, quasi a ribadire la forza del luppolo che si potrà trovare nella birra. 



Brew free! Or die, del birrificio 21 Amendment (USA) il 21° emendamento del 1933 fu quello che mise fine al proibizionismo negli Stati Uniti. Come si vede nella simpatica etichetta Lincoln esce dal Monte Rushmore quasi a difendere il diritto dei birrifici a poter operare senza problemi.  


Perle ai porci, del birrificio Birra del borgo (Italia) questa Oyster Stout si chiama Perle ai Porci ed è una Stout realizzata con l’impiego di ostriche. Avete capito bene, proprio ostriche, utilizzate in grande quantità per regalare alla birra aromi e profumi davvero unici. Per quanto possa sembrare stravagante, l’uso di ostriche nell’arte brassicola è una soluzione ben conosciuta, che in passato ha dato vita a un sottostile preciso: quello delle Oyster Stout. La nostra Perle ai Porci si ispira proprio alla ricetta classica: abbiamo aggiunto la bellezza di 15 kg di ostriche su un totale di 500 litri di mosto. Ostriche buonissime, tra l’altro: Fin de Claire N2, arrivate a Borgorose direttamente dalle coste della Bretagna.



Konkord kombat, del birrificio Manchester brewing (USA) sebbene non più in produzione merita per l’etichetta scritta in finto cirillico e per l’immagine del carrarmato sovietico che distrugge il simbolo del capitalismo (il Capitolio), da notare il dettaglio della bandiera americana ove al posto delle stelle misero il simbolo sovietico per eccellenza, la falce e il martello. 



Questo causò un serio problema al birrificio già che le autorità fecero ritirare tutte le bottiglie affinché si sostituisse l’immagine della bandiera.



668, del birrificio New england (USA) esilarante etichetta su cosa si provi ad essere il vicino del diavolo (666)… bellissimo il dettaglio dell’albero mezzo bruciato e l’esperessione del tizio.



Lily flagg, del birrificio Straight to ale (USA) nel 1892 la mucca Lily Flagg battè ogni record di produzione di burro, da sola fu infatti capace di produrne 474 kg. Il suo ricordo continua a vivere nell’etichetta di questa Milk Stout (e pure su una pagina di Wikipedia) quasi a simboleggiare la cremosità che potremo incontrare bevendola.



Duck-rabbit amber ale, del birrificio Duck-rabbit (USA)… che dire… un classico dei giochi di illusione… non si riesce a smette di guardarla…



Flying dog doggie style classic pale ale, del birrificio Flying dog (USA) disegnata dall’artista Ralph Steadman cosi come tutte le altre etichette del birrificio… non sono un appasionato d’arte ma sono davvero belle e caratteristiche.



Let my people go, del birrificio Ispwich ale (USA) e chi non lo seguirebbe il Mosè verso la terra promessa se queste fossero le premesse (mi riferisco al bicchierone di birra in mano)??


Ovviamente esistono moltissime altre etichette altrettanto belle e interessanti.. io ne ho elencate solo alcune che ritengo interessanti basandomi su un mio giudizio soggettivo, se ne avete altre che vi hanno particolarmente colpito fatemi sapere ¡!


…In Beer We Trust…