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venerdì 6 giugno 2014

Vintage Beer; Tekkno Super Strong anni 90

A volte giuro che non so nemmeno io perché compro certe cose… 



… ok iniziamo… trovata in un mercatino dove assicurano (¿?) sia degli anni 90 …  altra birra vintage senza data di scadenza, ne ingredienti ne distributore ne nulla di nulla, solo la scritta “Doppio Malto – Tekkno Strong”  e la faccia nemmeno tanto bella del fratellino travesti di Hulk visto il viso verde, l’abbondante rossetto e gli occhialini da nuoto. Si lo ammetto che l’ho comprata solo perché è trash ¡! 



Prodotta dal birrificio Austriaco Brauerei Hirt, attualmente si chiama Tekkno Super Strong una birra in stile Heller Bock da 7% ABV. Bella bottiglia in vetro smaltato nero.
Aperta… 



Poca carbonatazione e schiuma che si dissolve velocemente, un forte odore a frutti rossi e a caramello, miele. Un finissimo perlage di carbonatazione accompagna i primi sorsi ed è davvero piacevole in quanto il grado alcolico lo si percepisce immediatamente e ben bilancia il gusto dolce delle birra. A differenza di quanto mi aspettassi, è assente qualsiasi odore e/o sapore di ossidazione, a ferro/metallo per capirci.



Ricorda una Scottish Ale nella versione 80/- sia nel colore rosso ambrato con riflessi rubino, sia nel grado alcolico, sia nella complessità del gusto dei malti caramelizzati, dolci ma non troppo, caldi, avvolgenti che si lasciano bere tutto d’ un fiato salvo poi riportarci alla realtà in cui accusiamo la “botta” del grado alcolico. Una volta servita meglio lasciarla riposare nel bicchiere per qualche minuto per far depositare i lieviti e sedimenti presenti.



Davvero una gran bella scoperta che merita tantissimo di essere provata se vi capita l’ occasione!
…In Beer We Trust…        

martedì 27 maggio 2014

Vintage Beer; La Rossa Moretti 1998

A parte la tristezza di servirla in molti bar come  <<Dame na birra rossa doppio malto>>, credo che La Rossa della Moretti sia davvero un’ ottima birra che ben rispecchia e rende onore allo stile Doppelbock. Uno stile a bassa fermentazione, caratterizzato da un elevato grado alcolico, una dolcezza a malto con note speziate, e un finale amaro del luppolo che contrasta la dolcezza dei malti e bilancia il grado alcolico… un tripudio di gusto e sapori che giustamente di recente è stato premiato in vari concorsi internazionali (p.s. non ho preso una sola lira per l’elogio della birra). Ma torniamo a noi… tutti la possiamo comperare nei supermercati/mercati/bar … ma la sua versione “invecchiata” come sarà?¿ 



La Rossa Moretti data di scadenza 1998, per cui minimo ha 16 anni … Apriamola…



Non mi aspetto nulla di che, siamo chiari da subito, la funzione del luppolo per bilanciare il dolce non sarà presente, carbonatazione assente o quasi… ma mi interessa vedere come reagisce una birra che potenzialmente potrebbe invecchiare (ottimi malti, buon grado alcolico, buon corpo) se non gli mancasse quell’ ultimo passaggio che rende cosi sublimi le birre “Vintage Ale” che finora ho provato… ovvero la rifermentazione in bottiglia. Essendo una birra di produzione di massa e distribuita in tutto il mondo (è di proprietà del gruppo Heineken) ed essendo una birra della famiglia delle Lager è presumibilmente filtrata e pastorizzata cosi che i lieviti residui non possano continuare nel loro lento lavoro durante l’invecchiamento della bottiglia, sebbene abbia una forte presenza di depositi sul fondo. 



Colore tonaca di monaco (così mi han detto che si dice) con riflessi a rame, corona di schiuma densa e pannosa che svanisce però quasi subito. Aroma a tostato, caramello, miele, frutti rossi, spezie. Al gusto spicca subito sia l’assenza di carbonatazione, che la perdita del grado alcolico, gusto zuccherino con sentori a prugna a malto torrefatto ma non pieno… si sente che manca il grado alcolico a supportare il gusto, inoltre l’assenza del bilanciamento del luppolo lascia una sensazione acquosa sul fondo del palato. 

L’ ho bevuta tutta per carità e non mi è dispiaciuta (ne sono morto)… ma nemmeno piaciuta… per cui meglio berla subito, soprattutto nei periodi primaverili/autunnali … ma spero di trovarne una “scaduta” da 2-3 anni dove secondo il mio modesto parere potrebbe dare il meglio di se (parlando di invecchiamento) ¡!

…In Beer We Trust… 

mercoledì 2 ottobre 2013

Stili di Birra





Questa immagine la voglio dedicare ad un “caro cliente” che, dopo avergli gentilmente chiesto che birra volesse ordinare o comunque come la preferisse, arrivando pure ad usare aggettivi/parole come “doppio malto”, “bionda”, “rossa”, ”belga” … mi invita “gentilmente” a smetterla di dire cazzate perché  (testuali parole):

“La birra è birra e non venire fuori con queste cazzate di birre strane perché  sono solo un’invenzione!! La birra è birra ripeto per cui dammene una…” 

Ovviamente l’ho accontentato con la prima birra (bionda, annacquata, con mais ed estratti di luppolo) che avevo sotto mano e il tutto è finito li… e pensare che è pure simpatico dopo averlo conosciuto (ovviamente parlando d’altro per venire incontro alle sue limitate capacità cerebrali).
Questo per  dimostrare quanti stili e sotto-stili esistano, inoltre l’evoluzione continua porta sempre alla definizione di nuovi stili cosi come capita che altri perdano appeal o vengono dismessi, magari perché non incontrano più il piacere del pubblico. Inoltre come già detto in passato ad ogni birra va servita nel suo bicchiere, e magari alla temperatura adeguata allo stile…  


…In Beer We Trust…   

lunedì 8 aprile 2013

La leggenda di Athör e la nascita dello stile Doppelbock



Una delle storie che mi piace raccontare ai miei amici, quando si beve birra tedesca, o c è gente interessata a capire qualcosa di più sulla birra, e sugli stili della birra, è la leggenda di Athör e della nascita dello stile di birra Doppelbock (anche se mi vergogno a dirlo è quasi l’equivalente della c.d. birra doppiomalto)  



Athör era un giovane monaco dell’ordine dei Minimi, (chiamati in tedesco Paulaner, dal nome della citta Italiana del fondatore dell’ordine; San Francesco da Paola, città in provincia di Cosenza )...


  
...che come tutti i monaci doveva rispettare l’obbligo del digiuno nel periodo della quaresima. Essendo egli un po’ ribelle, inizio a sperimentare una bevanda che rendesse almeno in parte meno sofferto quel periodo, sempre e comunque rispettandolo. Inizio cosi a giocare con gli ingredienti e con le conoscenze e dopo vari tentativi vide la nascita di una birra che era un vero “pane liquido”.  Questa nuova birra infatti svolgeva una funzione sia di alimento visto la corposità che aveva, e grazie all’ elevato grado di alcool faceva superare serenamente il freddo periodo della quaresima e apportava allegria.  Non volendo compartire la ricetta con nessuno Athör si trovo ben presto al centro dell’ invidia dei monasteri vicini, che cosi si videro costretti ad andare dal Papa a riferire della situazione. Il Santo Padre non prese bene la notizia e mando un ultimatum ai monaci Paulaner, pena la scomunica per non aver rispettato i sacri dettami che imponevano il digiuno. Di fronte la minaccia della scomunica tutti furono d’accordo nel proibire a Athör di continuare con la produzione della sua birra, nonostante avesse aiutato notevolmente i monaci a passare la quaresima. Fu cosi che il giovane monaco decise come ultima spiaggia quella di intraprendere un viaggio per portare a conoscere la sua bevanda al Papa perché egli stesso provasse le virtù e la bontà della sua creazione e poter ottenere quindi il perdono e il ripristino della produzione. Tutti i monaci del monastero si dissero d’accordo con la proposta e incaricarono a Athor di preparare il barile più buono che avesse mai preparato della bevanda, e successivamente  di trasportarla fino a Roma affinché spiegasse al Papa le ragioni per cui avevano osato tanto. Una volta pronta parti da Monaco alla volta di Roma; il viaggio non fu facile e dopo tormente di neve, sole intenso, gelate  notturne arrivo a Roma dove lo aspettava in udienza il Papa. In udienza Athör spiego le proprietà che aveva la sua birra, soprattutto il fatto che fosse un sostituto alimentare che cosi rendeva più sopportabile il digiuno e non metteva cosi in pericolo di vita i monaci costretti ai 40 giorni senza cibo. Fu talmente convincente nella sua orazione che il Papa accetto provarla per emettere il suo giudizio finale, anche se lo ammoni, che se la birra fosse stata cosi buona come egli l’aveva descritta avrebbe dovuto scomunicarlo in quanto l’epoca della quaresima era fatta  per il digiuno la preghiera e il raccoglimento e non per qualcosa di cosi buono come si diceva. Athör si senti cosi devastato che chiuse gli occhi al momento della prova da parte del Santo Pontefice, aspettandosi il peggio… ma cosi non fu, il papa infatti sputo immediatamente la bevanda dichiarandola “orribile”, “imbevibile” e “acida” e aggiungendo che i monaci Paulaner “sono buoni monaci perché in quaresima soffrono più di tutti (in riferimento alla birra che bevevano)” e che “permetteva la continuazione della produzione della birra”. Athör che non credeva alle sue orecchie nel viaggio di ritorno provo la birra, la sua creazione e cosi si rese conto dopo un’attenta analisi che il largo viaggio fino a Roma aveva completamente rovinato la sua birra.  Arrivato di ritorno al monastero, Athör racconto l’accaduto e si rimise alla produzione della birra, ovviamente non nella versione approvata dal Papa ma bensì seguendo la ricetta originale. Da allora i monaci la chiamarono Salvator, ovvero Salvezza. Gli altri monasteri col tempo clonarono la Salvator e la replicarono, pero sempre rispettarono il suo creatore e la sua storia e ciò si evince dal suffisso –ator che caratterizza i nomi; Spaten Optim-ator, Ayinger Celebration, Ballast Point Navigator, Tucher Bajuvetor e cosi via. 






Da ricordare che la disputa sugli alimenti in tempo di digiuno venne definitivamente risolta nel 1664 da Papa Alessandro VII con la famosa frase "Liquidum non frangit jejunum" i liquidi non infrangono il digiuno. 

…In Beer We Trust…

giovedì 4 aprile 2013

...Breve introduzione agli Stili della Birra...



Oggi parliamo di Stili di birra, e mi sembra doveroso iniziare con il chiarire la posizione Italiana, già che come succede con il vino dove siamo tutti sommelier (anche se poi compriamo bottiglie da 1 euro perché é più economico), con la birra, grazie alla legislazione tutta Italiana si é fatta una confusione incredibile sull’argomento; la birra doppio malto non esiste, o meglio esiste solo per il legislatore Italiano, e poi vedremo perché, ma tanto é bastato perché si prendesse il brutto vizio di associare… la birra doppio malto con la birra forte, poi cé la birra bionda e la birra rossa… come dicono i miei amici al bar, (visto siam tutti bravi a insegnare ciò che non sappiamo). Ora, ritornando al legislatore Italiano, dovendo tassare la birra, si é deciso di applicare una accisa diversa a seconda dei gradi Plato che presenta una determinata birra. I gradi Plato altro non sono che la misura della quantità di zuccheri presenti nel mosto, e così il legislatore, partendo da ciò ha classificato la birra secondo il seguente schema: 




Non importa il tipo di fermentazione,  gli ingredienti usati o il grado alcolico, visto che non necessariamente un grado Plato alto significa un grado di alcol alto, ma solo la quanti tà di zuccheri. Ora é obbligatorio per legge apportare la scritta corrispondente sulla bottiglia, ma questo se di per se non vuol dire nulla nemmeno in Italia, figuriamoci all’estero. Ho visto pure birre Triplo malto…. 



…Che se almeno Doppio Malto per la legge Italiana vuol dire qualcosa, questo nemmeno quello vuol dire, e come ho potuto constatere in altri siti, altri bevitori che non hanno familiarità con la linga ne tantomeno con la legislazione Italiana credono sia una birra stile Belgian Tripel, questo si reale e ricercato! 

Ok, ritorniamo a noi, se le legislazione Italiana prevede solo 5 stili vi lascio contemplare una divertente “Tavola periodica degli Stili della Birra”, non é aggiornata con gli ultimi stili che sono usciti o che sono in processo di definizione ma rende molto bene l’idea.



Ora per poter meglio capirla:
ABV (Alcohol By Volume):  indica il grado alcolico della birra.

IBU (International Bitterness Unit): indica il minore o maggiore sapore amaro del luppolo.

SRM (Standard Reference Method): scala che indica il colore della birra.



OG (Original Gravity) FG (Final Gravity): sono le quantità di zuccheri fermentabili presenti nel mosto prima e dopo la fermentazione.

Generalmente si riconoscono 2 grandi famiglie quando si parla di Birra; la famiglia delle Ale e la famiglia delle Lager, esse differiscono tra loro per il tipo di fermentazione. Mentre le birre della famiglia Ale, o anche chiamate ad alta fermentazione, usano il lievito del ceppo Saccharomyces Cerevisiae, che le fa fermentare tra i 12° e i 20°, le birre Lager, o a bassa fermentazione, usano il lievito del ceppo Saccharomyces Carlsbergensis, che predilige temperature piu basse tra gli 8° e 12°; Lager infatti deriva dal tedesco lagern che significa “immagazianre”, “conservare”, dall’usanza dei monaci tedeschi di lasciar riposare le botti di birra in caverne molto fredde dove maturavano lentamente. 

Ora ci sono alcuni autori che ritengono che accanto a queste due grandi famiglie ci sia spazio per un’altra famiglia che invece altri autori fanno rientrare nella famiglia delle Ale e sono le Lambic, che é uno stile di produrre birra molto particolare. Nelle birre stile Lambic la fermentazione é spontanea, il mosto di birra viene infatti esposto ai lieviti selvatici (i lievito é un fungo unicellulare naturalmente presente nell’atmosfera) e ai batteri autoctoni della valle della Senne, una regione a sud-ovest di Bruxelles in Belgio. Questo inusuale processo di fermentazione conferisce alle birre un sapore secco, vinoso e sidroso, con un retrogusto acidulo. Per renderne più gradevole il sapore può essere addizionato al mosto frutta, se aggiungiamo le ciliege tipiche della zona avremmo una Kriek (dal nome delle ciliegie), aggiungendo lamponi una Framboise e cosi si può con tutta la frutta, mentre se aggiungiamo zucchero per aumentare la fermentazione e renderla più dolce otteniamo una birra stile Faro. Miscelando una Lambic Invecchiata con una più giovane, otteniamo una birra stile Geuze.



Dentro a queste tre “grandi familie”, si hanno al loro interno varie categorie con stili e sotto-stili, così per fare un esempio conosciuto La Rossa della Moretti, non é nè una birra rossa, se non per il colore dell’etichetta , ne una doppio malto, che serve solo per l’accisa, bensi é una Lager per il tipo di fermentazione, della famiglia delle Bock e più in particolare per le sue caratteristiche (ABV, IBU, SRM) una Dopplebock.  



Anche qua ci sono differenze a seconda di quale corrente di pensiero si sceglie, nel senso che mentre gli stili più vecchi e conosciuti sono ben definiti, come Stout, IPA, Pils, Brown ale e così via… per i nuovi si fà abbastanza fatica o comunque occupa un lasso di tempo affinche vengano riconosciuti e descritti, come Brown IPA, Honey beer per citarne alcuni casi.  Per una conoscenza le fonti più affidabili sono bjcp.com, ratebeer.com e beeradvocate.com.


…In Beer We Trust…